CHOREA - Produzioni: La donna piantata


Compagnia di Danza Teatro-Movimento
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"LA DONNA PIANTATA"
    Tre atti per movimento, voce e immagine
    di Martina Marina

    Assistente alla regia
    Johanna Porcheddu

    Danza
    Martina Marini

    Musica
    Hector Zazou, O Vertigo, Tarantapower, Bevano Estm Alberto Iglesias, Wim Mertens, Arvo Part, Marlene Dietrich

    Collage musicale
    Gregor Marini

    Video
    Andreas Marini e Sandy DaFre

    Costumi e Scenografie
    Martina Marini e Paola Paolucci

    Disegno luci
    Martina Marini e Johanna Porcheddu

    In collaborazione con THEATER IN DER KLEMME e ZEITTHEATER di Merano (BZ)

    Immagini di donne, dipinti di donne, apparentemente immobili ...

    Dare forma al movimento nascosto in un dipinto ...
    ... dare continuità ad un movimento "interiore" che si crea osservando un quadro ...
    ... sono queste le motivazioni che portano ad un progetto creativo che ha come fulcro le opere realizzate da pittori vari, sconosciuti come Paola Paolucci oppure famosi come Egon Schiele e Giovanni Segantini.

    I quadri scelti hanno in comune come soggetto il corpo di una donna, un corpo che chiede di essere interpretato, che reclama una storia.
    Alle immagini improvvisamente si sono aggiunti dei testi precisi: brandelli del romanzo di Gioconda Belli "La donna abitata", estratti del "Cantico dei Cantici" e alcune strofe di vecchie canzoni di guerra della Germania anni quaranta: " sag mir wo die Blumen dind?"

    "E’ notte. L’umidità della terra penetra queste mie lunghe vene di legno. Il vento mi muove da una parte all’altra, mi dondolo nell’aria sentendomi leggera.
    Le radici danno una sensazione molto diversa da quella dei piedi: sono sottili gambe che si allungano nella terra; una parte del mio corpo affonda nella terra regalandomi una sensazione di stabilità e di equilibrio che mai ho provato quando avevo i piedi"
    (G. Belli, La donna abitata)


    La donna piantata non è solo una donna abbandonata (da amori violenti, da compagni scomparsi in guerra, da mariti deboli, da padri corrotti, da figli uccisi), è piuttosto un essere umano che ritrova la sua stabilità infilandosi dentro un albero, forte e fiducioso come la vita richiederebbe. La vita, quella eccezionale come quella di tutti i normalissimi giorni. Bisogna avere un tronco robusto e rami larghi per portare il peso della solitudine lasciata da un’assenza improvvisa; bisogna avere radici decisi per rimanere ancorati alla vita a volte così crudele. Bisogna avere fede come un albero nel ritorno delle stagioni. E intanto:
    "LA VITA TROVA IL MODO DI RINNOVARSI!"


    "La mia linfa continua il suo frenetico lavoro per cambiare in frutti i fiori. Sento già gli embrioni che si ricoprono della polpa succosa. Arriverà il tempo della maturazione, arriverà il momento dei frutti Mi chiedo se proverò dolore quando qualcuno li raccoglierà."
    (G. Belli, La donna abitata)


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